+39 0458303026 Viale del Lavoro, 25 37135 Verona

Varici e gravidanza

Gli ormoni femminili (estrogeni e progesterone) contribuiscono a originare o aggravare le vene varicose nelle donne predisposte. Questo accade nel corso dei cicli mestruali, durante l’assunzione della pillola, ma soprattutto durante la gravidanza. Durante questo periodo infatti il livello ormonale è altissimo: il 50% delle donne in gravidanza presenta edema alle caviglie, mentre dal 20 al 30% vede comparire vene varicose. Fortunatamente, alla fine della gravidanza, con la normalizzazione del livello ormonale si ha la scomparsa di molti di questi problemi, ma non di tutti. Specialmente alla seconda gravidanza, parte delle varici che compaiono non tendono più a scomparire, segno di una lesione permanente della parete delle vene. L’aumento degli ormoni femminili determina: – Diminuzione del tono venoso con conseguente dilatazione delle vene. – Difettosa chiusura delle valvole. – Rallentamento della circolazione venosa. – Aumento del volume del sangue di tutto il corpo del 20-30%. – Aumento della pressione venosa. – Aumento della coagulabilità del sangue soprattutto nel 3° trimestre. Schematicamente possiamo dire che la gravidanza comporta un alterazione del contenente (la vena) del contenuto (il sangue) e della velocità di flusso del sangue. Modificazioni del contenente: durante la gravidanza il tessuto connettivo della donna modifica le proprie caratteristiche per adattarle alle esigenze del parto. Questo adattamento è regolato dagli estrogeni che aumentano la lassità del connettivo riducendone il numero di fibre, e dal progesterone, responsabile di un rilasciamento muscolare generalizzato. Sul sistema venoso queste modificazioni creano un disancoraggio del vaso dai tessuti (estrogeni) e in una riduzione del tono della parete della vena (progesterone). Il recettore del progesterone è particolarmente rappresentato nelle cellule muscolari ed endoteliali della vena safena; ciò spiega la frequente comparsa di dilatazioni venose durante la gravidanza. Modificazioni del contenuto: durante la gravidanza la coagulabilità del sangue aumenta, e ciò giustifica l’aumento del rischio relativo di trombosi venose in gravidanza. Questo rischio è dello 0,1% nella popolazione femminile totale, diviene dell’1% durante la gravidanza, e raggiunge il 10-15% nelle gravide con varici o che hanno già avuto delle TVP. Velocità di flusso: la velocità del flusso sanguigno nelle vene si riduce a partire dalla 12a- 15a settimana, quando le dimensioni dell’utero divengono rilevanti. Durante la seconda parte della gravidanza infatti, quando l’utero si ingrossa e preme sulla vena cava (la grossa vena che passa dentro l’addome), la pressione del sangue delle gambe aumenta ancora, così come il rallentamento. Da notare che le varici compaiono prima dell’aumento di volume dell’utero, per l’azione degli ormoni, ma possono peggiorare quando l’utero si sviluppa. Il rallentamento della velocità di flusso nel sistema venoso degli arti inferiori è compensato fisiologicamente nella maggioranza dei casi. Tuttavia, se gli effetti del progesterone sulle cellule muscolari e degli estrogeni sul connettivo sono di notevole entità i meccanismi di compenso posso essere poco efficaci. Tutta questa “rivoluzione circolatoria” può spaventare se descritta in questo modo. In realtà il sistema venoso è talmente adattabile che in genere tutto si svolge senza drammi, specie se si prendono provvedimenti di prevenzione. Nella fase iniziale sarebbe utile, se non vi sono controindicazioni ostetriche, effettuare lunghe passeggiate, evitare bagni caldi, l’esposizione ai raggi solari, la prolungata stazione eretta, nonché regolarizzare l’intestino. Se vi è una predisposizione familiare alle varici, dal V mese la stasi venosa, sovraccaricando le valvole, le sfiancherà, determinando un’inversione di flusso venoso e generando la dilatazione delle pareti venose e quindi le varici. Un corretto esame clinico e soprattutto un valido Eco-Color-Doppler permetterà una diagnosi precisa. Infatti non tutte le vene dilatate sono causate dallo sfiancamento delle valvole. Distingueremo pertanto le dilatazioni venose causate dal danno valvolare (varici vere) da quelle in cui le valvole sono integre (dilatazioni non varicose). Le prime persisteranno dopo la gravidanza per il danno valvolare irreversibile; le seconde rientreranno al termine della gravidanza. Il trattamento di questi due quadri rimane identico durante la gravidanza: calze elastiche (sono in commercio le pre-maman con opportune ampie mutandine) farmaci vasoprotettori a cicli (solo alcuni, e su consiglio dello specialista, possono essere assunti). In più la paziente con varici vere andrà monitorata con visita angiologiche ed Eco-Color-Doppler dal quarto mese di gravidanza. Il medico deciderà sull’opportunità di effettuare degli esami della coagulazione. Poiché queste pazienti presentano un rischio tromboembolico, occorrerà mettere in atto una profilassi, al fine di evitare trombosi venose agli arti ed alle vene addominali con conseguenti pericoli di embolia polmonare. Si deve somministrare dell’eparina a basso peso molecolare 12 ore prima del parto e 12 ore dopo, per continuare per circa 1 mese. Le vene varicose diminuiranno nei mesi successivi, periodo in cui la paziente dovrà portare sempre le calze elastiche durante il giorno. Dopo l’eventuale allattamento e non prima di 6-9 mesi dal parto verrà rivalutato il quadro clinico per gli opportuni provvedimenti. La varici comparse regrediscono del tutto, od in parte, entro il terzo mese dal parto. Ad ogni gravidanza successiva c’è però più probabilità che la regressione sia meno completa. Le varici già presenti prima, invece, peggiorano. Questo suggerisce di non affrontare le successive gravidanze senza sistemare prima le varici già presenti.

Lascia un commento