+39 0458303026 Viale del Lavoro, 25 37135 Verona

Il Dott. Cavallini ha partecipato al IV International Haemodynamic Symposium on Venous Disorder

Un simposio intero dedicato alla safena. Perché?
Per curare un organo dobbiamo conoscerne a fondo l’anatomia, la funzione, la fisiopatologia e la sua integrazione con altri organi e sistemi. Queste nozioni possono apparire scontate, in realtà non lo sono affatto; non si spiegherebbero altrimenti la sopravvivenza di luoghi comuni diffusi anche in ambito specialistico come ad esempio “la safena varicosa”, la confusione sulle modalità di studio e di interpretazione dei “reflussi venosi”, l’asserita “inutilità di conservare una safena incontinente per futuri by-pass arteriosi” etc .
L’utilizzo degli ultrasuoni ha rivoluzionato la diagnostica del sistema venoso ed ha fornito un contributo fondamentale al progresso delle conoscenze; tuttavia allo sviluppo della tecnologia non corrisponde una piena consapevolezza da parte della classe medica circa la necessità di acquisire le conoscenze teoriche e pratiche indispensabili per un ottimale utilizzo dei mezzi diagnostici. Abbiamo in mano uno Stradivari: non possiamo contentarci di trarne le note di una chitarra scordata!
L’affinamento delle conoscenze teoriche di base ci consente di valutare se, come e quando, avvalerci delle nuove e molteplici opzioni terapeutiche. La minore invasività dei trattamenti endovascolari venosi infatti comporta il rischio della banalizzazione delle scelte terapeutiche del medico, che tuttavia ne assume la piena responsabilità di fronte al paziente.
D’altra parte i trattamenti endovascolari in ambito arterioso non hanno sminuito il valore della safena come materiale utile per i by-pass in cardiochirurgia e indispensabile nelle rivascolarizzazioni distali degli arti ischemici. Questo è un altro luogo comune da sfatare e che deve indurci ad esplorare l’altra faccia del “pianeta safena”, ancora oggi “pietra angolare” per il Cardiochirurgo e per il Chirurgo vascolare.
Aristotele asseriva che la Medicina è al tempo stesso Scienza e Arte: Scienza in quanto conoscenza organizzata di tutte le circostanze relative alla salute dell’uomo; Arte in quanto capacità di applicare tale conoscenza alla cura della malattia. Dovremmo saper distinguere nella scienza medica tra il come fare (conoscenza pratica) ed il perché fare (conoscenza teorica).
Ogni medico possiede un bagaglio costituito dalla sua personale sintesi tra Scienza e Arte. Vi sono medici che conoscono bene il come fare e il perché fare: sono i migliori. Altri sono abili nel praticare, ma non conoscono la teoria a monte della pratica. Sono i medici empirici, categoria molto rappresentata in ambito flebologico. Altri ancora conoscono bene la teoria, ma non hanno la capacità di metterla in pratica. Sono i teorici. Infine vi sono i medici che utilizzano gli strumenti pur non avendo adeguate conoscenze teoriche né capacità pratiche. Sono quelli da evitare.
Questo simposio ha l’ambizione di contribuire alla crescita della prima categoria.

Lascia un commento