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Cavitazione

La idrolipoclasia ultrasonica (ILCUS) o cavitazione è una metodica terapeutica utile per il trattamento della cellulite, di quel tipo di cellulite che è costituita principalmente da adiposità localizzata.
La ILCUS prevede l’impiego:
 di un generatore di ultrasuoni ad alta frequenza (3 MHz);
 di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) sterile o soluzione di emulsiolipolisi

Quando le onde ultrasonore viaggiano attraverso i tessuti perdono una parte della loro energia. E’ questo un processo conosciuto con il termine “attenuazione”.
L’attenuazione nei tessuti è determinata da diversi meccanismi:
 l’assorbimento;
 la divergenza del raggio;
 la deflezione.
L’assorbimento è la causa principale dell’attenuazione degli US. L’energia ultrasonora viene assorbita dal tessuto e convertita in calore.
La divergenza del raggio è il grado in cui il raggio si disperde dal trasduttore. La divergenza del raggio diminuisce all’aumentare della frequenza e, quindi, un segnale a frequenza più alta ha un raggio più focalizzato.
La deflezione include i processi di riflessione, rifrazione, dispersione.
L’apparecchio generatore di US è costituito da un trasduttore (un disco piezoelettrico o una lamina di quarzo) che sottoposto ad un campo elettrico alternato converte l’energia elettrica in onde decompressione (o di espansione) e di compressione. Le onde ultrasonore vengono emesse attraverso una sonda. Attualmente si utilizzano ultrasuoni a bassa frequenza (36-330 KHz) o ad alta frequenza (3 MHz).
Un raggio focalizzato è più carico di energia mentre un raggio meno focalizzato è meno carico di energia. Nel caso di una idrolipoclasia ultrasonica si ha necessità di creare danni strutturali al tessuto adiposo sottocutaneo per cui è bene utilizzare ultrasuoni ad alta frequenza (3 MHz) con un raggio più focalizzato e, quindi, più carico di energia.

Effetti biologici degli ultrasuoni

Dobbiamo immaginare l’onda ultrasonora come un forte vento che incide sul materiale biologico con una potenza proporzionale alla intensità degli US. Gli effetti prodotti dagli US sul materiale biologico (e ,quindi, sul tessuto adiposo) possono essere di tipo:
 micromeccanico;
 termico;
 chimico;
 di cavitazione.
Effetto micromeccanico
Le onde ultrasonore determinano effetti micromeccanici che causano il sovvertimento e la rottura della membrana adipocitaria, del globulo del grasso che caratterizza l’adipocita uniloculare, di tutte le altre strutture intracellulari ed extracellulari di natura biologica.
Effetto termico
Le onde ultrasonore determinano movimenti molecolari che aumentano l’energia cinetica delle molecole stesse: per la legge di Joule l’energia potenziale di cariche elettriche in movimento viene in parte ceduta sotto forma di calore.
Ne consegue un aumento della temperatura del materiale biologico trattato. Quando la temperatura supera i 37° C inizia la denaturazione proteica e, quindi, la denaturazione del materiale biologico. Inoltre, l’effetto termico contribuisce all’aumento dell’attività della lipasi intradipocitaria che è temperatura-dipendente.
Effetto chimico
Le onde ultrasonore determinano modifiche del pH locale con, quindi, alterazioni della permeabilità delle membrane cellulari e alterazioni molecolari.
Effetto di cavitazione
Le onde ultrasonore determinano la cavitazione ultrasonora. Si tratta di un fenomeno che si produce in un liquido sottoposto ad un campo ultrasonoro quando le depressioni dinamiche dovute alla propagazione del suono fanno scendere la pressione in un punto del liquido al di sotto della tensione dei gas disciolti, al di sotto della tensione di vapore.
Quando la pressione assoluta diviene inferiore alla tensione di vapore del liquido si ha un violento sviluppo di vapore sotto forma di minute bollicine.
Le onde ultrasonore generano onde di decompressione (o di espansione) e onde di compressione
Nella fase di decompressione (o di espansione) si crea all’interno del liquido una pressione negativa che determina l’origine di una moltitudine di bollicine di gas che si ingrandiscono finché dura la fase di decompressione (o di espansione). Durante la fase di compressione l’enorme pressione esercitata sulla bollicina appena espansa comprime la stessa aumentando la temperatura del gas contenuto nella bollicina finché la bollicina non collassa implodendo con conseguente rilascio di energia d’urto.
L’energia d’urto prodotta dalla implosione della bollicina provoca danni alle strutture circostanti. Si è valutato che la pressione che trae origine dallo scoppio di una bollicina può raggiungere, in loco, le 1000 atmosfere. Gli US emessi dai motori delle navi o dei sottomarini danneggiano le eliche mediante, appunto, le onde d’urto generate dalla implosione delle bollicine generate.
L’effetto di cavitazione, con la formazione e l’implosione delle bollicine, libera un’energia d’urto che contribuisce alla frammentazione della membrana adipocitaria, delle membrane delle altre strutture intracellulari, del globulo del grasso che caratterizza l’adipocita uniloculare e di ogni altro materiale organico che viene interessato dal fenomeno della cavitazione (terminazioni nervose, microvasi).
La rottura degli adipociti procurata dagli US determina la fuoriuscita dei trigliceridi dai vacuoli intradipocitari frammentati nello spazio interstiziale.
Dallo spazio interstiziale tali trigliceridi vengono drenati dal sistema linfatico e, quindi, raccolti dal sistema venoso.
I trigliceridi raccolti dal sistema linfatico e, quindi, dal sistema venoso, raggiungono la grande circolazione; in parte vengono eliminati dall’emuntorio renale, mentre una quota raggiunge il fegato dove vengono coniugati a formare lipoproteine.
E’ possibile che si verifichi, di conseguenza, un’attivazione delle lipoproteinlipasi endoteliali che contribuirebbero, così, allo smaltimento dei grassi rimossi dalle aree trattate. La lipiduria si ha soprattutto nelle prime 24 ore e non si verifica oltre le 36 ore; ha il suo picco intorno alla diciottesima ora.

AREE TRATTABILI
Le aree che si possono trattare sono le regioni trocanteriche e peritrocanteriche, i fianchi, le regioni mediali delle ginocchia ed i glutei.

PROTOCOLLO TERAPEUTICO
Il protocollo terapeutico prevede due tempi.

Primo tempo terapeutico
Si disinfetta l’area da trattare con un disinfettante non alcolico. Quindi si prepara la soluzione da iniettare.
Per la preparazione della soluzione da iniettare si utilizza della soluzione fisiologica sterile (sodio cloruro allo 0.9 % ) oppure una soluzione di emulsiolipolisi. Viene quindi effettuato il trattamento di intraliupoterapia.
L’infiltrazione con soluzione fisiologica (sodio cloruro 0.9%) sterile o con soluzioni acquose è essenziale perché il tessuto adiposo è asfittico, è povero di acqua. La cavitazione, che è l’effetto principale degli US, è un fenomeno che si verifica nei liquidi. Se si utilizzassero US su un tessuto adiposo asfittico l’effetto di cavitazione sarebbe minimo e, di conseguenza, sarebbero minimi gli effetti clasici degli US sul tessuto adiposo.

Secondo tempo terapeutico
Ha inizio il trattamento di ILCUS. In generale, un trattamento dura 30-40 minuti (quando la cavitazione è per una zona del corpo, come l’addome, glutei o parti interne ed esterne della gamba).
Dopo aver definito l’area e aver applicato il gel, si emettono gli ultrasuoni con i quali funziona la cavitazione.
La scelta della frequenza di emissione della sonda dipende dalla profondità che si desidera dall’azione: in generale la profondità di azione è 1,5-2,5 cm, fino a 3,5/4 cm o più. Maggiore è la frequenza dell’onda, più grande sarà la profondità, e migliori saranno i risultati. Non è possibile applicare la stessa lunghezza d’onda a tutti visto che non tutti hanno la stessa quantità di grasso localizzato. La lunghezza d’onda dipende quindi dal paziente. Le sonde sono progettate per assicurare un’eccellente dissipazione del calore senza surriscaldare i trasduttori.
La sonda di emissione degli US viene spostata lentamente sul gel conduttore in modo da coprire tutta la zona infiltrata, passando e ripassando più volte, fino allo scadere del tempo. Il movimento continuo della sonda è importante perché in tal modo si limitano gli inconvenienti che potrebbero verificarsi per opera degli alti livelli di temperatura che potrebbero realizzarsi localmente. L’ILCUS è comunque un trattamento abbastanza semplice e indolore, il Paziente può percepire solo un po’ di calore nelle zone trattate.
FREQUENZA DEI TRATTAMENTI

Il trattamento mediante ILCUS deve essere effettuato con una frequenza trisettimanale (un trattamento ogni 3 settimane).
Un trattamento ogni 3 settimane rappresenta una necessità per evitare sovraccarichi epatici in lipidi. Dopo la clasia i lipidi raccolti dal sistema veno-linfatico arrivano al fegato e potrebbero favorire una situazione di steatosi epatica.
Prima di una ILCUS è sempre opportuno fare eseguire una valutazione ecografia del fegato per escludere una situazione di steatosi o comunque una situazione di sofferenza acuta o cronica del fegato (epatopatie acute o croniche).
Un trattamento ogni 3 settimane mette in condizioni il fegato di sopportare meglio gli insulti lipidici determinati con la ILCUS. In concreto, con un tale tipo di frequenza dei trattamenti, il fegato può smaltire meglio i trigliceridi senza andare in sofferenza.

EFFETTI COLLATERALI

Si possono verificare un edema post-trattamento lieve (può durare anche 7-15 giorni), ecchimosi, fenomeni di ipersensibilità (da riferire alla lidocaina o alla carbocaina contenuta nelle soluzioni acquose iniettate).

CONTROINDICAZIONI

La ILCUS è controindicata in presenza di mezzi di sintesi metallici e di protesi articolari metalliche. La ILCUS è controindicata, inoltre, nei casi di processi flogistici acuti, neoplasie, lesioni cutanee, in prossimità del midollo spinale, in corrispondenza dell’aia cardiaca (per interferenze con la conduzione cardiaca), in corrispondenza di un utero gravido, in corrispondenza delle logge renali, in prossimità di un neurostimolatore, di un pace-maker, in corrispondenza delle anse intestinali, nei casi di steatosi epatica, epatopatie acute e croniche, insufficienza renale acuta e cronica, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, discoagulopatie (piastrinopenie, piastrinopatie, deficit di fibrinogeno, avitaminosi C, avitaminosi K,…).
Anche l’assunzione di alcuni farmaci può rappresentare una controindicazione assoluta: la terapia con antiaggreganti piastrinici, anticoagulanti, fluoxetina e altri inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI)

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